Ruth McKinley-Hover, una psicoterapeuta di Fountain Hills in Arizona che ha in cura chi sostiene essere stato vittima di rapimenti alieni, nel 1987 si accorse che in un architrave del tempio di Abido in Egitto, consacrato a Osiride, alcuni geroglifici nel loro insieme potevano richiamare alla mente le immagini di un elicottero, un sottomarino, un disco volante e un aereo a reazione. Quei geroglifici erano stati scoperti nel 1848 ma all’epoca, chiaramente, non avevano destato particolare interesse.
Le immagini, pur essendo genuine, nel senso che si può escludere qualsiasi opera di falsificazione, non sono altro che il prodotto della sovrapposizione casuale di due strati di geroglifici incisi in epoche differenti.
In sostanza, a parte gli evidenti segni di erosione, presenti anche in altri punti del tempio, che certamente hanno contribuito allo straordinario risultato, gli ultimi compilatori in ordine di tempo hanno consciamente cambiato i geroglifici originali, mediante stuccatura di gesso e sovrascrittura.
La modifica delle iscrizioni era fra l’altro una prassi comune nell’antico Egitto.
In questo caso la scritta originale scolpita nell’architrave commemorava Seti I che aveva sconfitto i nemici tradizionali dell’Egitto (“Chi respinge i Nove Archi”), mentre la successiva lodava il figlio e successore Ramesse II perché aveva sottomesso paesi stranieri (“Chi protegge l’Egitto e rovescia i paesi stranieri”).
Entrambi i sovrani appartenevano alla XIX dinastia, che regnò in Egitto nel XII secolo a.C.: il tempio di Abido fu commissionato da Seti I, che morì prima che fosse terminato; Ramesse II non fece altro che terminare il santuario, inserendovi la sua ‘firma’. Nonostante le evidenti conclusioni, qualche sconsiderato continua imperterrito a dar credito all’esistenza di una simile tecnologia nell’antico Egitto, portando come ‘prova’ proprio i geroglifici di Adibo.
Ancora più sconcertante è che nel 2005 il quotidiano russo Pravda riportava la sensazionale notizia che gli Egizi avessero utilizzato elicotteri e aerei in battaglia.
Va da sé che la maggior parte delle fotografie dei geroglifici di Abido, facilmente rintracciabili in rete, sono state volutamente ritoccate per esaltarne alcuni dettagli, perdendo fra l’altro l’originale profondità dei glifi scolpiti sulla pietra.
Hai letto un estratto da Antichi astronauti (Cerchio della Luna Editore, 2022).